Scoprendo Dumas…

Negli ultimi mesi mi sono scoperta fan sfegatata di un autore che conoscevo già da tempo, ma non così bene: Alezandre Dumas padre. Signore indiscusso del romanzo storico, ha portato questo genere all’apice nell’800.

Tutti lo conoscono per romanzi come I tre moschettieri o Il conte di Montecristo ma pochi conoscono quelle che sono considerate le sue opere minori e che invece, a mio parere, sono le più intriganti. Dal conte di Montecristo sono passata alla Regina Margot e ho scoperto la grande capacità di Dumas di raccontare la storia anche quella meno nota, dando spazio a personaggi ed eventi secondari. Notevole è anche la sua serie dei Delitti celebri della quale fanno parte sia i Borgia che le storie di Giovanna di Napoli e la giovane Nisida (questi ultimi due di recente pubblicati in italiano). Intrighi, omicidi, passioni fanno da sfondo ad eventi storici abilmente esposti.

Ora ad attendermi sul comodino c’è il romanzo dedicato alla vita controversa del famosissimo Cagliostro…

Buona lettura anche a voi!

Sara Prossomariti

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE CARLA MARIA RUSSO

In occasione dell’uscita del suo prossimo romanzo “La Regina Irriverente”, che sarà nelle librerie a partire dall’8 maggio, la scrittrice Carla Maria Russo ha accettato di rilasciare un’intervista ad Athina per farsi conoscere meglio dai lettori. Quindi: buona lettura!

Ci può dire brevemente chi è Carla Maria Russo?
Carla Maria Russo è innanzi tutto una lettrice appassionata, direi quasi fanatica, dall’età di sei anni. Divoro i libri e la lettura resta la mia passione fondamentale, più ancora della scrittura. Per il resto, sono sposata, ho due figlie grandi, sono stata insegnante di Italiano e Latino nel liceo classico, poi passata a una professione diversa.

Come è nata la sua passione per la scrittura?
In modo sorprendente e inatteso, e piuttosto avanti negli anni. Ha avuto origine dal mio vivo interesse per la ricerca storica, nel corso della quale mi sono imbattuta in storie umane così intense, attuali e appassionanti da desiderare di mantenerne traccia, anzi di farle rivivere. L’unico modo per raggiungere l’obiettivo mi è parso quello di provare a raccontarle, cercando di evocare e trasmettere ad altri le vibranti emozioni che io avevo provato.

Cosa l’ha spinta al passaggio dai libri per ragazzi ai romanzi storici?
Per la verità, è accaduto il contrario. Ho cominciato a scrivere libri per adulti e non pensavo affatto al mondo dei ragazzi. Poi mia figlia, che all’epoca aveva dodici anni e che era molto incuriosita da questa mia attività di scrittura, mi ha chiesto di farle leggere ciò che scrivevo, o meglio, di scrivere un romanzo adatto a lei. E così, in ventidue giorni (durante la vacanze estive) ho buttato giù d’impulso “Bartolomeo alla prima crociata”, una storiella divertente che le è piaciuta così tanto da persuadermi a presentarlo a una casa editrice, che l’ha accettato. La mia avventura con la scrittura è cominciata così. Sono seguiti altri due romanzi per ragazzi che ho scritto per divertimento, mentre continuavo a lavorare ai romanzi per adulti. Il secondo dei due, intitolato “Il mio amico Napoleone”, ho deciso di proporlo a Il Battello a vapore, casa editrice leader nella letteratura per ragazzi, che l’ha accettato. A quel punto, mi sono fatta coraggio e ho domandato alle amiche del Battello di presentarmi l’editor della narrativa per adulti, alla quale ho fatto leggere i due romanzi che, dopo cinque lunghi anni di lavoro, avevo finalmente concluso (“La Sposa Normanna” e “Il Cavaliere del Giglio”). Le sono piaciuti e l’avventura è proseguita…

A parte Costanza D’Altavilla, protagonista insieme a suo figlio de “La sposa normanna”, come mai ha scelto due personaggi così poco noti come Farinata degli Uberti e Caterina Dolfin?
In genere non scelgo i personaggi a priori, ma mi imbatto nelle loro storie mentre mi dedico ai miei studi e alle mie curiosità, che spaziano sempre in molti ambiti, a volte in modo anche disordinato. La vicenda di Farinata mi aveva colpito fin dai tempi del liceo, ma mi ha letteralmente conquistata mentre stavo studiando la Firenze dei tempi di Dante. Non potevo non raccontare una storia così ricca di forti passioni. Caterina Dolfin l’ho conosciuta mentre – pensa un po’ – leggevo un paio di libri su Eleonora Fonseca Pimentel, l’eroina della Repubblica Partenopea, la quale manteneva un’amicizia e uno stretto rapporto epistolare con una certa Caterina Dolfin, veneziana. “Deve trattarsi – mi sono subito detta – di una donna molto interessante e particolare, per suscitare l’ammirazione di una persona rigorosa e severa come Eleonora de Fonseca”. Sono andata a curiosare nelle sue vicende e sono stata conquistata da lei, dalla sua personalità così viva e attuale, e dalla sua storia. Non potevo non raccontarla.

Personalmente mi sono innamorata del piccolo Federico II e delle sue espressioni in dialetto palermitano. Come le è venuta l’idea di presentarlo in una veste così umana?
Non conoscevo neppure io quella parte della vita di Federico II e l’ho trovata così avvincente e insolita – profondamente umana, come tu affermi – che non potevo non narrarla! Non vi dico per documentarmi sul dialetto siciliano dei tempi di Federico!

Come mai questa passione per il Medioevo in maniera particolare?
Questa affermazione è vera solo in parte. Il Medioevo certamente esercita su di me una forte attrazione fin dai tempi del liceo, attraverso la letteratura. Tuttavia, quello che a me interessa non è la Storia – e dunque il periodo storico – ma le storie. Quando ne incontro una che mi avvince, mi appassiono anche al periodo in cui essa si è verificata. Basti pensare a “Lola nascerà a diciott’anni”, ambientato nella Milano degli anni della seconda guerra mondiale o a “L’amante del Doge”, ambientato a Venezia nella seconda metà del Settecento.

Quanto tempo e quante forze impiega per realizzare uno dei suoi romanzi storici?
I romanzi scritti fino a oggi mi hanno richiesto da un massimo di cinque anni (esatto!) a un minimo di due. Sono lenta, lo so… D’altro canto dedico moltissimo tempo ed energie a studiare a fondo il periodo in cui il libro è ambientato, non solo perché è un’attività che mi appassiona ma perché sono persuasa che solo una perfetta padronanza del periodo in tutti i suoi aspetti (avvenimenti storici, condizioni sociali, categorie di pensiero, usi, costumi, eccetera) può conferire alla narrazione e ai personaggi il necessario spessore, realismo e autenticità.

So che ha voluto mantenere il segreto circa la protagonista del suo prossimo romanzo che uscirà l’8 maggio, “La Reggina Irriverente”, ma dagli indizi ho ipotizzato che possa trattarsi di Caterina De Medici. Ho indovinato?
No, non si tratta di lei! In ogni caso, quando questa intervista verrà pubblicata, forse l’avrò già svelato sulla mia pagina di Facebook o sarò in procinto di farlo, dunque posso anticiparlo a te e ai tuoi lettori. “La Regina Irriverente” è… Alìenore d’Aquitania – o Eleonora, per usare il nome italiano, che io non uso mai nel mio libro – nipote di Guglielmo il Trovatore e due volte regina, prima di Francia e poi d’Inghilterra. Una donna passionale, di tempra indomabile (come suo nonno) e di grandissima modernità. Una di quelle icone che scavalcano il tempo con le loro idee rivoluzionarie e  comportamenti inusuali, e che sono davvero in grado di incarnare un modello femminile valido per ogni epoca. Una vita avventurosissima, la sua, della quale io narro in questo romanzo solo una piccola parte, ovvero circa quindici anni.

Buona lettura a tutti e grazie di questa piacevole chiacchierata.
Grazie a lei.

Sara Prossomariti

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“1984″ di  George Orwell
Uno stato totalitario in cui vige la censura del libero pensiero, i cittadini vengono controllati da telecamere e microfoni attraverso le televisioni, i libri vengono censurati, distrutti e la storia viene riscritta se non in linea con le direttive del partito. “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”, questi gli slogan del Partito. Troppo riduttive comunque le mie parole. Questo è un libro impegnativo, a tratti anche inquietante, tremendamente attuale, illuminante. Uno dei più belli che abbia letto.

Monica Mallozzi

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“Economia della saggezza” di Francesco Siciliano
Ho letto il saggio del mio amico Francesco Siciliano, il cui titolo lascerebbe supporre che si tratti di una zavorra. Invece è stato piacevole, perché scritto con semplicità e chiarezza. Tratta della globalizzazione e punta sui possibili rimedi all’”ecchimosi” dell’economia, generata dall’assenza di una uniformate distribuzione di opportunità nel mondo. Tre miliardi di individui vivono quotidianamente con meno di 2 dollari. Una “bella” sfida. Complimenti all’autore.

Maria Rosa Grammatico

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“Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne
Il libro in questione è un romanzo di Jules Verne, maccheronicamente chiamato Giulio Verne. Scritto a cavallo tra il 1870 e il 1871 è forse tra i libri che hanno appassionato intere generazioni da circa 140 anni. Il libro parla di un uomo, il capitano Nemo, stanco dell’ipocrisia umana, della società che lo circonda, il quale decide di sparire dalla faccia della terra, almeno di quella fatta d’aria, per vivere negli abissi degli oceani a bordo della sua fantastica macchina sottomarina, il Nautilus. Un altro uomo, Pierre Arronax, insieme al suo fedele servitore Consiglio, si imbatterà nell’incontro più affascinante che gli potesse capitare. Il Nautilus. Diventeranno ospiti forzati del Nautilus e grazie ad esso scopriranno le meraviglie dell’altra faccia del pianeta.
Il libro è sorprendentemente avveniristico, nel pieno stile di Jules Verne. È incredibile vedere come uno scrittore del 1800 avesse delle visioni così futuristiche della tecnologia dei giorni nostri, senza sbagliarne una. Il libro è avvincente, fluido, ricco di particolari marini, con una storia forte che lascia con il fiato sospeso fino alla fine. Uno di quei libri che ogni ragazzino dovrebbe leggere scoprendo che non c’è gioco in 3D che batterebbe un’avventura così avvincente.

Amerigo Miraglia

 

“La trama del matrimonio” di Eugenides Jeffrey
Il libro ruota intorno alla vita di Hanna, ragazza che, in assoluto ama i libri e la letteratura. Hanna e l’amore-odio per due ragazzi, molto diversi tra loro.
Credo che l’innovazione del libro sia il riprendere le trame dei vecchi romanzi, insomma alla Jane Austen.
Lui, lei, l’altro e il matrimonio-non matrimonio, ma il tutto scritto in modo dinamico e mai monotono e pesante

Ida Barbato

Bruciamo tutto!

Stamattina prendo spunto da un articolo che gira da un po’ sui giornali e i social network: si tratta di un’affermazione di Gerush92, organizzazione di professionisti e ricercatori del Consiglio Economico delle Nazioni Unite, che ritiene la Divina Commedia un testo razzista e dunque da bandire.
La prima domanda che mi viene in mente è la seguente: ma cosa ricercano questi? Un modo per riportarci nel Medioevo?
Dico io: uno fa tanto per liberare le celluline grigie da una rete di secoli e secoli di ignoranza e pregiudizi e questi si presentano con questa affermazione così infelice?
Per i cari signori del Gerush92, avete mai sentito parlare della parola Storia?
Così, non so, vi sarà capitato di leggere questo assurdo termine da qualche parte o forse di sentirlo per sbaglio a scuola, fatto sta che esiste e personalmente ci terrei al fatto che continuasse a esistere.
Cari signori del Gerush92, se tutti ragionassero come voi, per dirla alla napoletana dovremmo “appicciare tutt’ cos’”.
Annamaria Brogi di Avvenire ha  giustamente fatto notare che con questi criteri dovremmo eliminare anche l’Iliade, in quanto testo che istiga alla guerra, o l’Odissea, in quanto misogina e così via.
La Divina Commedia è un testo storico, oltre che poetico, perché ci trasmette informazioni su un determinato periodo della storia italiana. È più che mai correto insegnarlo a scuola dove c’è un insegnate che spiega, a chi potrebbe fraintendere, il senso di quel complesso poema.
Ebbene sì: è esistito un periodo in cui in Italia, come il altri luoghi, si sono combattute guerre di religione, in cui i Mori e molti altri erano considerati alla stregua degli animali. Bisogna saperle queste cose in modo da non ripetere gli stessi errori. Non si può censurare ogni libro che tratta di argomenti scomodi, meglio educare i lettori a comprendere come leggere quei libri.
A questo punto smettetela anche di produrre film, avvisate Hollywood che possono chiudere perché direi che i film che istigano alla violenza, all’intolleranza, all’odio, sono moltissimi.
In realtà libri e film non istigano a un bel niente, tutto sta nella testa del pubblico. Ognuno vedrà nel testo o nel film quello che vuole vedere e quello che è stato educato a vedere. I signori del Gerush92 sono stati educati a vedere ben poco, a cogliere solo l’apparenza di un testo e non la sua sostanza e questo non è un limite del libro, bensì del lettore.
Vorrei dunque parafrasare, o meglio adattare, una frase che ho letto tempo fa a Berlino a Bebel Platz, dove Hitler fece bruciare migliaia di testi considerati “inadeguati”. La frase dice così: “Dove si bruciano libri si bruceranno degli uomini”; aggiungerei che dove si mettono al bando dei libri si mettono al bando degli uomini e questo è quello che hanno proposto di fare quelli del Gerush92.

Sara Prossomariti

Problemi di ira.

Io sono una nota iraconda, degna dei peggiori dannati di Dante Alighieri; ecco perché ho deciso di cercare una cura per questo male, per questo vizio capitale. Anni fa avevo anche fatto un test su facebook che mi ha confermato la mia collocazione futura nel girone degli iracondi e se lo dice facebook, allora la situazione è davvero seria. Considerando tutto ciò ho vagliato le possibili soluzioni: psicoterapia, agopuntura, tranquillanti in dosi da cavallo, ma alla fine ho deciso di affidarmi a un consulente speciale; uno che la sa lunga sull’argomento, avendo scritto anche un trattato in merito: si tratta del filosofo Seneca. Quest’uomo, vissuto circa duemila anni fa, nella sua immensa saggezza portebbe aiutarmi. Tentiamo quindi una chiacchierata con lui in merito all’argomento e vediamo come va a finire.

Seneca: La più attendibile prova di grandezza la fornisci quando non può accadere nulla che ti tocchi. La parte dell’universo più alta, più armoniosa e vicina alle stelle non si addensa in nubi, non si scatena in tempesta, né si agita in vortice; è esente da ogni disordine: sono le zone più basse che vengono colpite da fulmini [...] Chi è sconvolto dalla passione e si avventa contro qualcuno perde quanto di rispettabile aveva in sé.

Sara: In merito a ciò sono perfettamente d’accordo. Dovreste vedere cosa divento quando sono irata e vi rendereste conto di cosa significa perdere la dignità. Impreco e urlo come un indemoniato e letteralmente chiudo la la manopola della ragione, come direbbe Pirandello.

Seneca: Ci tornerà utile quella massima salutare di Democrito, secondo la quale la tranquillità consiste nel non sobbarcarsi, sia nella vita privata che in quella pubblica, impegni numerosi e superiori alle nostre forze.

Sara: Quindi piano A: assumere una colf e poi andare a rubare per pagarla; piano B: cacciare fuori di casa marito e figli e dedicarsi esclusivamente alle pulizie domestiche sperando che qualcuno di buon cuore ci mantenga.

Seneca: Chi si impegna affannosamente in molti affari non ha mai una giornata tanto fortunata che non gli venga, o da un uomo o da un fatto, un’offesa che dispone l’animo all’ira.

Sara: E qui, mio caro filosofo lei ha perfettamente ragione. facendo migliaia di cose in una sola giornata, la possibilità di incontrare dei coglioni è molto più elevata: è un fatto statistico.

Seneca: Dobbiamo vivere con persone assai tranquille e affabili e nient’affatto ansiose e scontrose; siamo portati a prendere il carattere di chi vive con noi, e come certe malattie del corpo si trasmettono per contagio, così l’animo trasmette i suoi difetti a chi gli sta vicino.

Sara: A questa cosa ci avevo già pensato. Infatti il mio fidanzato è una persona molto affabile. Tuttavia, caro Seneca, devo segnalarle che la sua teoria è talmente corretta che il mio fidanzato sta ereditando la mia isteria e la mia ira. Per qualche tempo ho avuto anche un cane e le assicuro che era alquanto nervoso.

Seneca: (Chi vuole vivere tranquillo) dovrà evitare tutti coloro che conoscerà come fomentatori d’ira. Tu mi chiedi chi sono costoro; sono molti che per cause diverse sortiranno lo stesso effetto: il superbo ti offenderà con suo disprezzo, il chiacchierone con la sua maldicenza, l’arrogante con l’affronto, l’invidioso con la malignità, il polemico con la contesa, il volubile e bugiardo con la menzogna.

Sara: Con tutto il rispetto, caro Seneca, ma non posso mica mettermi a fare l’eremita. Quella che lei ha fatto non è una selezione. Mi dia un ultimo consiglio.

Seneca: Gli iracondi devono evitare anche studi troppo seri, o perlomeno, nel praticarli non devono arrivare alla spossatezza, né sottoporre l’animo a dure prove, ma impegnarlo in attività piacevoli: lo ammansisca la lettura di poesie.

Sara: Cazzo, ho sbagliato tutto. Sette anni per prendere due lauree senza rendermi conto che mi stavo rovinando con le mie stesse mani. Caro Seneca, dice che l’uncinetto potrebbe sortire lo stesso effetto delle poesie o l’avere delle armi improprie tra le mani può peggiorare la situazione?

Per chi fosse interessato, può cimentarsi nella lettura di questo piccolo trattatello di Seneca, il De Ira, ovviamente senza i miei commenti. Fa sempre bene conoscere l’opinione altrui in merito a delle questioni, anche se questa persona è vissuta diversi anni fa.
Buona lettura!

Sara Prossomariti

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‘Raccontami una storia speciale’ di Chitra B. Divakaruni
9 personaggi a confronto intrappolati, a seguito di un violento terremoto, in un ufficio del consolato indiano. 9 persone diverse, con cultura diversa, con storie diverse ognuna a suo modo ‘speciale’. Davvero molto bello!
‘I signori col berretto’ di Hugo Paradero
Un libro che sicuramente scuote e fa riflettere. La dittatura militare argentina, negli anni 1976-1983, raccontata da testimoni involontari di uno dei periodi più cupi della storia argentina: 150 bambini, figli di colonnelli e figli di desaparecidos, che riportano una testimonianza diversa di un medesimo momento storico. In una parola: toccante!

Mirella Limone

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Ecco tante altre recensioni per voi dai nostri lettori

‘Le ragazze di Pompei’ di Carmen Covito
Un libro leggero, ironico, non impegnativo e con la simpaticissima caratteristica di farci vedere che, tutto sommato, l’umanità si è evoluta ben poco.

Alessandra Marinelli

 

‘Venuto al mondo’ di Margaret Mazzantini
Io leggo tanto, ma voglio parlarvi di un libro che ho letto da un po’ e mi ha segnato. Non immaginavo quanto fosse brava. Mi sono talmente identificata nella protagonista, nelle sue vicende di donna, del suo amore disperato e tormentato, del suo non poter essere donna appieno per mancanza di una sua maternità, del suo vivere accettando tante cose, del suo amore per questo figlio non suo nonostante tutto e, ultimo, ma non ultimo, di questo finale che non avrei mai immaginato, ma che mi ha lasciato senza parole e mi ha commossa.

Anna Pisapia

 

‘Io e te’ di Niccolò Ammaniti
Un racconto ambientato in una cantina con due soli protagonisti. Si legge tutto d’un fiato, in un crescendo di amore per questi due ragazzi che sono l’emblema dei giovani d’oggi che si sentono a disagio in questa società. Si arriva ad amarli così tanto che la fine del racconto mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Letizia Ricciardi

 

‘Lettera a mio figlio sulla felicità’ di Sergio Bambarèn
È il racconto di un uomo che ha girato il mondo in cerca di una serenità all’apparenza irraggiungibile e che trova solo dopo la nascita di suo figlio a cui scrive una lunga lettera in cui trovano sfogo tutte le parole che gli affollano la mente. Così nasce una mappa per affrontare il viaggio verso la felicità! Bello, mi ha fatto riflettere su molte cose!

Alessandra De Luca

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ATHINA vi ha chiesto di commentare un libro che avete letto per proporlo ai suoi lettori. Ecco il primo commento.

‘Marcovaldo’ di Italo Calvino.
Già l’autore è un garanzia. Adoro il suo modo di scrivere così accurato eppure così semplice, immediato. Calvino è quel genere di scrittore che ti toglie le parole di bocca, nel senso che riesce a mettere su carta quello che in te è solo pensiero. Il protagonista del libro è una specie di Peter Pan cresciuto, anzi forse è proprio quello che sarebbe diventato se fosse… venuto via dall’Isola che non c’è. Fa il manovale, ma ama moltissimo la natura che però è stata bandita dalla sua città, grigia e industriale, e che lui cerca in ogni dove. Quando la trova, sottoforma di un fungo o di un coniglio, gli ispira una delle sue idee strampalate che cerca di mettere in atto, persuaso che potrebbero far cambiare la sua vita in meglio. Ovviamente è sempre smentito dalla realtà del mondo “dei grandi”. È un libro amaramente ironico, a tratti anche surreale, ma che più che il riso suscita il sorriso. Non si può fare a meno di sorridere verso Marcovaldo e le sue miserie perché è come se fossero le nostre. Dentro ognuno di noi c’è un bambino come Peter Pan e allo stesso modo c’è un adulto come Marcovaldo.

Roberta Gargiulo