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“Lo hobbit” di R.R. Tolkien
Vivamente consigliato a chi si avventura per la prima volta nel mitico mondo della Terra di Mezzo, perché è pieno di invenzioni, personaggi immaginari, ma realissimi, misteri, come ne “Il signore degli anelli”, ma, a differenza di quest’ultimo, tutto è narrato in maniera meno grave. Sarà perché nasce come una fiaba per bambini, sarà perché la storia di per sé è meno cupa, il libro si legge che è un piacere. Lo hobbit del titolo è Bilbo Baggins, il quale si trova coinvolto, suo malgrado, nella riconquista di un favoloso tesoro, al seguito dello stregone Gandalf e di tredici nani.

Roberta Gargiulo

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“Hyperversum” di Cecilia Randall
È un libro che secondo me va assolutamente letto. Si tratta di una storia avvincente, affascinante,  piena di suspance, colpi di scena, amore  e passione. Racconta di Ian, Danial e Martin, tre fratellastri appassionati di un videogioco che permette loro di creare lo scenario desiderato e il personaggio che si è sempre sognato di essere nel mondo virtuale. A causa di una fatalità, i tre fratelli ed altri amici vengono scaraventati nel 1214 d.C., dove affronteranno varie peripezie pur sentendosi completamente spaesati e persi, dato che provengono dal XXI secolo.
L’autrice, Cecilia Randall, usa un linguaggio semplice e conciso nel narrare la storia, ma soprattutto è attenta a tutti i minimi particolari.  Leggendo questo libro sembra che si stia vivendo realmente nel XIII secolo in prima persona. L’unica pecca è la storia d’amore un po’ troppo tormentata dalle vari vicissitudini del racconto e del tempo in cui è ambientata.

Antonio De Pascale

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“Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony de Mello
Di solito si parla del libro che più ci ha appassionati. Questa volta vorrei andare in controtendenza e parlare di quello che meno lo ha fatto. Un libro perfetto per l’americano afflitto da hamburger e stress di vario genere, un libro di un motivatore, un po’ alla yesman che cerca di far confluire tutta la “positività” nel nostro io nel nostro essere, nelle nostre azioni, nelle nostre scelte, cercando di farci “svegliare” dal torpore ma tralasciando un “piccolo” particolare. Non siamo tutti americani.

Amerigo Miraglia

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‎”Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago
Un pugno allo stomaco, per me che sono cattolica. Eppure mi sono innamorata del Cristo di Saramago. Così uomo, così simile a noi, con le sue incertezze e paure, eppure sempre Cristo fino alla fine, con la stessa voglia di sacrificarsi per gli altri, ma stavolta con uno scopo diverso. Una visione difforme del tradizionale Vangelo; una visione che ci mostra un Dio che sacrifica il suo unico Figliolo non per salvare l’uomo ma…
Mi fermo, se non l’hai letto non voglio toglierti lo stupore e la scoperta di questo stupendo libro.
Dello stesso autore, consiglio “Cecità”

Gemma Ferrara

L’italiano popolare

Tullio De Mauro, alla metà degli Anni ’70, definì l’italiano popolare come la lingua espressa dall’incolto, spinto da un’esigenza comunicativa, che si può ottimisticamente considerare come lingua nazionale: la sua genuinità e lo sforzo di avvicinarsi allo standard sono riconosciuti come tratti cosiddetti pan italiani, cioè tipici delle classi subalterne italiane di accostarsi a una lingua e a delle regole ferme e prescrittive.
Cortelazzo, altro dialettologo, non attribuisce l’unitarietà alla spinta comunicativa, ma si rivolge più che altro a tratti unitari che riguardano la competenza attiva del parlante incolto, la cui unica maniera d’espressione naturale è il dialetto.
La Vanelli, attribuisce addirittura una sorta di “letterarietà” alla lingua popolare, in quanto viva e già affermata, proprio a livello popolare in testi letterari tre- o quattrocenteschi che presentavano errori grammaticali figli di un uso vivo, appunto, e dunque normale, comune.
Il concetto di “lingua avanzata” della Vanelli viene ripreso da Lepschy, che addirittura azzarda la possibilità che l’italiano popolare possa divenire la lingua del domani, così da poter stabilizzare la normalità di alcune espressioni e farle dunque rientrare nella norma.
È chiaro che l’italiano popolare è in primo luogo una varietà di lingua che si esprime principalmente nel parlato, che è espresso da parlanti che hanno avuto poche, se non nulle, occasioni di avere un’istruzione adeguata, che si avvale di registri che esulano da ogni controllo formale (almeno in relazione con altre realtà linguistiche). Mi sento di aggiungere che l’italiano popolare esuli dal mantenimento di tratti cosiddetti panitaliani, come afferma De Mauro, laddove tali tratti sono marcati da varietà dialettali e locali che sono inficiati inevitabilmente dalla parlata popolare: forse questa tenta di avvicinarsi a forme rilevabili nello standard espresso dai media (meglio parlare di neostandard, dunque), con i quali vengono inevitabilmente a contatto tutti i parlanti, ma è palese che la parlata popolare è influenzata fortemente da tratti regionali fanno sì che l’origine dialettale marchi inconfondibilmente il tentativo di parlare in maniera corretta: la diversità sintattica dei dialetti estremi si rifletteranno dunque sulla resa italiana, mettendo in luce la provenienza del parlante, e negando dunque l’unitarietà di una lingua che pur essendo viva, non risponde ai canoni di correttezza che sarebbe bene seguire – o almeno esserne a conoscenza.
L’italiano popolare è dunque vivo e vegeto, è alimentato dal dialetto – forma linguistica che è bene mantenere e conoscere – è apprezzato come lo sforzo di chi si vuole avvicinare alla normalità linguistica italiana, ma non mi sento di sostenere che la può sostituire, soverchiandone regole precise, che, seppur descrittive (del tipo “è meglio dire così”) sono pur sempre basi dalle quali muovere per un impegno a una correttezza dell’espressione linguistica.
Abbiamo una grammatica, leggiamola e avviciniamoci al suo uso. Leggere o ascoltare un bel testo fa sempre bene allo spirito.

CS

Errata corrige

Come potete leggere nei commenti fatti all’articolo Quando l’ignoranza regna sovrana… anche in Vaticano! è d’obbligo fare una precisazione. Quella che è stata diffusa è una notizia di ben 15 anni fa che qualcuno ha riciclato su internet. Non essendo io una giornalista navigata ho fatto l’errore di non controllare la fonte. Questo è successo perché Athina non ha intenti giornalistici, semplicemente su questo blog si possono leggere delle opinioni personali e quindi come tali vanno prese.
Quello che sto per dire ora è una pura opinione personale. Nonostante la smentita che fu fatta all’epoca, credo sia difficile che qualcuno si sia inventato di sana pianta una frase del genere per poi attribuirla al Vescovo. Certo ci può essere stato un fraintendimento, ma ultimamente è capitato spesso che qualcuno abbia detto una minchiata e poi ha detto che le sue parole sono state manipolate, quindi concedetemi che abbia ancora seri dubbi.
Se il Vescovo fosse stato realmente frainteso mi scuso per aver rivangato una storia vecchia e sepolta. Il discorso espresso in quell’articolo resta valido per chiunque pensi cose del genere o continui a essere legato a superstizioni e cretinate simili.

Sara Prossomariti

Quando l’ignoranza regna sovrana… anche in Vaticano!

“ll novanta per cento degli handicappati sono figli di genitori che non hanno mantenuto la purezza del proprio corpo prima del matrimonio” dice Javier Echevarria, il vescovo responsabile dell’Opus Dei, durante un dibattito.
Athina si è sempre occupata di cultura e quindi  nel leggere questa affermazione non ho potuto non pensare a quanto sia triste essere ignoranti. Io ho già commentato questa affermazione sulla mia pagina personale di FB e dato che Athina nasce per stimolare la conoscenza, ora commenterò questa affermazione in quanto responsabile di questo blog.
Mons. Echevarria deve essersi perso qualche lezione di scienze a scuola, oppure a scuola non ci è proprio andato perché ecco come stanno le cose: il termine handicappato al giorno d’oggi è associato al concetto di disabile e le disabilità possono essere di due tipi: vale a dire genetiche o da trauma.
Facciamo l’esempio della sindrome di Down: “la causa di questa anomalia genetica è la mancata disgiunzione dei cromosomi che si verifica durante una delle divisioni meiotiche che portano alla formazione dei gameti della madre; ne consegue che lo zigote avrà un assetto di 47 cromosomi, con un cromosoma 21 soprannumerario in tutte le cellule dell’individuo affetto, anziché il normale numero diploide di 46 cromosomi”.
Ora, caro Monsignore, può capitare che uno per ignoranza non capisce qualche termine o il concetto nella sua interezza, ma, quando ciò accade, si chiedono delucidazioni e non si sparano minchiate.
Certo è anche possibile che i cromosomi di un uomo chiedano a quelli della donna il certificato di matrimonio e poi, scandalizzati dall’assenza di questo, decidano improvvisamente di svalvolare, ma mi sembra alquanto improbabile.
La cultura e la conoscenza, per chiunque non avesse capito l’importanza di queste due cose, servono ad evitare sensi di colpa inutili, roghi di giovani donne curiose e in quanto tali credute streghe e ordalie varie.
Quello che vuole chi ci propina queste affermazioni è tenerci sotto il giogo dell’ignoranza perché, insinuare un dubbio simile, spinge una mente debole a castrarsi in ogni naturale istinto sessuale.
In sintesi, senza esagerare e con le dovute precauzioni, se vi va di fare sesso fate pure e se mai arriverà un figlio handicappato non sarà di certo il frutto di una punizione divina ma semplicemente una particolare conformazione del DNA.

Sara Prossomariti

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“Nel mondo degli uomini” di Antonello De Sanctis
È un libro che mi ha presa subito, uno di quei libri che leggi tutto d’un fiato. Storie d’amore e d’amicizia con passi molto profondi sulle debolezze umane. Luoghi nostri descritti in modo che ti viene voglia di andarci. Insomma, un bel libro. L’autore ha scritto anche tra le più belle canzoni della musica italiana.

Letizia Ricciardi

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“Per mano nel buio” di Barbara Demick
Un libro che ti lascia senza parole, incredula dinnanzi allo scempio che può compiere la natura umana. Una natura umana perversa, ovviamente.
Il libro riporta le storie di vita vera in uno dei paesi piegati da una dittatura devastante: la Corea del Nord. Impressionanti i paradossi della propaganda politica, impressionante il sistema di controllo che instaura nell’intimo di ogni persona la paura di fidarsi del prossimo. Come accade ai due giovani, di cui viene narrata la storia d’amore. Costretti ad incontrarsi di nascosto, perché appartenenti a classi sociali diverse (e impossibilitati a cambiare questa condizione, visto che l’appartenenza ad una classe sociale si trasmette di generazione in generazione), in un clima di sospetto, dove tutti sono potenziali spie al servizio del sistema centrale, non si confidano che stanno per lasciarsi, per cercare una vita migliore al di là del 38° parallelo. Entrambi prendono questa decisione, ma nessuno dei due lo confida all’altro, accettando di convivere con il rancore di non aver potuto dirsi addio, di non aver potuto dare spiegazioni sull’abbandono a cui stavano pensando contemporaneamente, silenziosamente, entrambi.
Raccapriccianti le pagine in cui si descrivono le condizioni dei detenuti nei campi di lavoro; ridicole le motivazioni addotte per condannare un individuo.
Un libro che fa riflettere su un paese che, chiuso nel suo isolazionismo, preferisce fare progetti sul nucleare anziché sfamare e garantire una vita dignitosa ai suoi abitanti.

Mirella Limone

Ma siete volontari volontari?

Durante questo week end è stato aperto il sito archeologico delle Terme Romane di Agnano. Quasi tutti i visitatori hanno fatto a me e alle altre guide (che si sono occupati anche della ripulitura del sito) la stessa domanda: “ma siete volontari volontari?” Ma perché, ci sono anche i mezzi volontari?
Purtroppo oggi il volontariato ha perso le caratteristiche di un tempo. Doveva essere un’attività cui dedicarsi per piacere, per amore verso un determinato settore, anche per svago.
Oggi invece, purtroppo, è diventato molto spesso un limbo in cui sostare in attesa che qualcuno si ricordi che la cultura vale qualcosa e che i volontari dovrebbero dare un supporto alle istituzioni e non sostituirsi ad esse.
Solo chi è stato volontario almeno una volta nella vita può comprendere quale dispendio di energie e tempo esso richieda. Questo però succede perché i volontari al giorno d’oggi sono davvero pochi. Siamo tutti talmente stressati per via del lavoro e di altri problemi che pochi sentono di avere tempo per altro, eppure non dovrebbe essere così.
E comunque guardate diventare volontari non è difficile, la paga al netto è di 0 euro e quindi non dovete preoccuparvi neanche di fare il 740. Non dovete preoccuparvi dei contributi né delle detrazioni fiscali.
Scherzi a parte se avete tempo dedicatevi a qualche attività che possa migliorare la nostra società: ogni persona in più è sempre ben gradita, in qualsiasi associazione.

Sara Prossomariti

::Gli ultimi dieci doodles di Google

A Muntain View sono creativi. Parecchio. Ci sono voci di stravaganti colloqui di lavoro per l’assunzione degli impiegati, stravaganti anch’essi, e di queste voci alcune sono confermate, altre rientrano nella categoria “leggenda” e sono belle proprio per questo.
Si diceva della creatività. Un modo in cui loro la esprimono al meglio è il doodle, il logo che trovate quando andate sulla pagina principale per cercare qualcosa. Di solito è la scritta canonica: carattere catull, le due g in blu, la prima o e la e finale in rosso, la o centrale gialla e la l verde. Ogni tanto, periodicamente alla media di quasi una volta a settimana, in ogni Paese del mondo il doodle è adattato a un qualche avvenimento di rilievo in quella nazione (il ‘giorno della Regina’ il 30 aprile in Olanda o l’Indipendenza dello Stato d’Israele il 26 aprile, per fare un paio di esempi).
Da noi, gli ultimi dieci non sono stati dedicati ad avvenimenti di rilievo nazionale (come il 25 aprile), ma a ricorrenze di persone più o meno conosciute e feste laiche.
Oggi c’è il sintetizzatore moog (che con Chrome si può anche suonare) in onore del 78° compleanno di Robert Moog, l’ingegnere americano che inventò l’omonimo apparecchio musicale per fare musica elettronica.
Il 13 maggio è toccato al doodle per la Festa della Mamma, con le o che escono da una porta e vanno ad abbracciare la materna g minuscola.
Il 9 maggio è stata la volta del 138° compleanno di Howard Carter, l’archeologo che scoprì la tomba di Tutankhamon il 27 novembre del ’22.
Cinque giorni prima, il 4 maggio, è Keith Haring ad essere omaggiato; il 1° maggio c’è il planetario Workers’ Day;  il 24 aprile, sempre con Chrome, avrete potuto aprire la zip sul vostro monitor imparando il nome di Gideon Sundback, che ne registrò il brevetto nel ’17.
Il 22 aprile sono cresciuti dei fiori per l’Earth Day; il 14 Google ha celebrato il secolo della nascita di Doisneau; Eadweard J. Muybridge e il suo 182° compleanno sono stati celebrati il 9 aprile con una gustosissima animazione di immagini in movimento.
Infine, per chiudere la nostra rassegna degli ultimi dieci doodle di Google, il 27 marzo è stato dedicato a Mies van der Rohe e il suo minimalismo moderno.

CS